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FABIO FAZIO, UN ANNO DALLA SCOMPARSA |
27/07/2010 16:53 -
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Un anno fa moriva per cause naturali Fabio Fazio, alla fine di una corsa, sulla bicicletta che tanto amava. Ad un anno dalla tragica scomparsa, la mamma lo ricorda e risponde a chi ha dubitato, sbagliando ed offendendo, per niente.
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SAN BARONTO (PT) - Un anno fa, a Vinci, il team dilettantistico legato al nostro team subiva una perdita tragica. Un ragazzo d'oro, di cuore, nutrito da quel fuoco di passione che contraddistingue gli amanti veri della bicicletta.
Per la ricorrenza, la Mamma di Fabio ha espresso il proprio dolore - e le proprie ragioni - con una lettera aperta, riportata da tuttobiciweb, che riportiamo qui di seguito. Nulla più di questo può esprimere il dolore di una famiglia, di un gruppo di amici, e di un mondo che ha perso, inspiegabilmente, un ragazzo unico.
Un anno fa, era il 28 luglio 2009, Fabio Fazio moriva improvvisamente al termine di una corsa. Polemiche, accuse, sottintesi più o meno velati hanno fatto seguito a questa tragedia. Poi le indagini autoptiche hanno stabilito definitivamente che il ventitreenne corridore modenese era pulito ed è stato semplicemente vittima di un fatto imprevedibile.
Oggi la mamma di Fabio ci ha scritto per inviare, tramite tuuttobiciweb, una lettera a Ivano Fanini. Eccola:
Caro signor Fanini,
è la mamma di Fabio che le parla. Mi sento di scriverle queste quattro parole perché come mamma di un meraviglioso ragazzo quale è Fabio, sento il bisogno di mandarle questo messaggio. Non sapendo usare il computer, ho saputo solo adesso cosa è stato scritto, in particolare da lei, un anno fa sulla vicenda e ringrazio Dio di averlo saputo solo adesso e non prima, anche se avrei potuto risponderle pur non avendo ancora i risultati dell’autopsia: Fabio era un ragazzo pulito, lo sapevamo io e chiunque lo conoscesse bene, senza bisogno di risultati ufficiali.
Fabio ha sempre corso per passione, una passione innata. E non è mai arrivato così in alto da far sì che qualcuno potesse parlare di lui, ma si è sempre accontentato di ciò che riusciva a fare. Sì è vero, naturalmente anche lui come tanti sognava il professionismo ma sapeva aspettare e se veniva veniva...
Purtroppo un destino crudele lo stava già aspettando e lui pedalava verso questo destino ignaro di ciò che in un attimo ha cambiato la vita di tutti noi.
E' per questo che adesso vorrei dirle che non è stato giusto usare Fabio come pedina per muovere contro un ciclismo oramai bollato come "doping", anche se lei pensava - facendo questo - di portare avanti la lotta contro il doping. Non è certo così che si fa, non s'infanga il nome di un ragazzo per il quale la bici è stata una ragione di vita fin dal primo momento in cui, piccolino, è stato messo in sella.
Adesso sento parlare di "riabilitazione di Fabio": sì, è una rivincita rispetto a tutto ciò che è stato detto, ma questa giustizia per Fabio fa male, fa tanto male perchè non c'era neanche bisogno di arrivare a questo. Sarebbestato sufficiente non puntargli contro il dito e aspettare che i fatti dimostrassero ciò che tutti quelli che conoscono Fabio già sapevano.
Fabio è stato sempre pulito, Fabio non centra niente con quella parte di ciclismo della quale si fa tanto parlare: lui ha sempre voluto dimostrare che si può portare avanti un sogno senza sporcarsi e arrivare sin dove si può con le proprie doti.
Detto questo, mi auguro che ora lei si dia da fare almeno quanto ha fatto l'anno scorso e scriva di Fabio quello che davvero mio figlio è. Se lo merita, e soprattutto se lo merita quella parte di ciclismo pulito che c'è.
Cordiali saluti
La mamma di Fabio
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